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sabato 8 gennaio 2011

io e Chinasky

io e Chinasky avanzavamo mentre il caldo cocente seccava l'asfalto,
poche parole, sorrisi appena accennati ed occhi pigri dietro lenti offuscate.
Potevamo sentire gli odori attorno moltiplicati per milioni di volte,
il sole sembrava voler rosolare la terra; l'essenza del mondo passava tra le narici.
Gocce di sudore partivano dalle ascelle, scivolando sui fianchi solleticandomi,
per poi essere assorbite da tessuti appiccicosi.
Sensazioni di abbandono e benessere attraversavano il corpo,
lasciarsi cadere era l'idea che sfiorava la mente.
Chinasky indossava vestiti sporchi, la non curanza accompagnava i suoi passi,
il proseguire verso un orizzonte pallido rendeva più lento il cammino.
E pensai: puoi decidere di vivere godendoti il sole che ti bacia,
o puoi decidere di morire lasciandoti cuocere lentamente.
Ma in quel momento infinito non avrei deciso nulla,
consapevole che raggiunta la sorgente non avremmo esitato a bagnarci le labbra.
Guardai solo per un momento Chinasky, capii che anche lui era della stessa idea.

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