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venerdì 9 novembre 2012

quando eravamo giovani

sudore  secco, sotto il sole rovente.
Vestiti sporchi, 
sapore di polvere in gola,
urla e pensieri cattivi.
E calci ad un pallone,
miseria e nessuna speranza.
Giorni randagi,
trascorsi cercando di levarsi di dosso
il puzzo della sconfitta.
Tra madri pensierose,
padri arrabbiati,
e nessuna donna
a consolare i nostri giorni.

sabato 26 febbraio 2011

infanzia al buio

passai l'infanzia al buio, tra terribili emicranie,
i dottori parlavano di sinusite, gli esami davano strani verdetti.
"Come una casa col tetto dove entra la pioggia",
così disse il professore, ed io non ci capii nulla.
Stavo rinchiuso con gli occhi serrati e un fazzoletto stretto alla fronte,
bastava un filo di luce per aumentare il dolore,
recluso dal resto del mondo invocavo la fine.
Una dimensione irreale, magro e malaticcio,
a destare sgomento negli sguardi.
Anni senza mai mettere il naso oltre quattro mura,
il corpo rinchiuso dentro una stanza e i pensieri soffocati nella gola.
Poi col tempo andò meglio.
Porto i segni del buio, ma rimane solo penombra.

lunedì 18 ottobre 2010

leggenda

sottomesso alla voce delle mie interiora ho subito accuse e ingiurie, ho taciuto di fronte al fare inquisitorio che mi si propinava, ho ceduto a questa giuria faziosa. Dalla strada miei simili invocavano la mia resurrezione. Non un buon esempio, ma neppure un vuoto a perdere. Non un cane da salotto, ma un randagio che abbaia alla luna. Non mito, ma leggenda.

sabato 11 settembre 2010

quando rubammo una macchina

quando rubammo una macchina si trattava di una fiat 127, era un pomeriggio estivo e il ritrovo era al solito bar. La proprietaria del locale aveva una boccia di gomme da masticare colorate che costavano 100 lire l'una, una manna per le nostre finanze, smettemmo di mangiarle quando, ormai cresciuti, ci accorgemmo che dentro la boccia c'era uno strano oggetto metallico, erano le chiavi del bar, tenute tra quelle "ggingomme" senza incarto. Il gusto di ogni gomma masticata negli anni cambiò all'improvviso, non le avremmo assaporate mai più. Il tanfo metallico delle chiavi resettò dal nostro cervello quello che per mezza infanzia avevamo assaporato, ignari del castigo che ci veniva inflitto. E in quel pomeriggio caldo il paese era misero anche di presenze. Nessuno ci portava al mare, e chi come noi non era al mare era in montagna al fresco a pochi minuti dal paese. Qualcuno sbronzo amava abbandonarsi pesantemente sul muretto di fronte al canale dell'acqua, e ogni tanto andarci a bere. Avevamo solo una cosa da fare, rubare quella macchina che apparteneva a suo padre e di cui lui poteva sottrarre le chiavi. Era una maledizione, come una donna alla quale non hai mai pensato perchè irraggiungibile. Ma lui ci pensò e ci convinse che potevamo possederla, anche se per poco. Prese le chiavi e, mentre dio ci puniva,  salimmo. Andai dietro per passare inosservato, e loro due davanti. Guidava senza patente, a 16 anni, e il cuore ci batteva forte come in attesa che qualcuno lo stoppasse per farlo salire in gola e chiuderci in casa fino alla riapertura della scuola. Dopo qualche curva eravamo ormai noi i padroni, arrivammo al canale e tutti ci riconobbero. Non ci fermammo a bere, avevamo troppo timore, ma quando tornammo a destinazione, ormai certi che non eravamo passati in sordina, un senso di  vittoria ci avvolse. Eravamo riusciti anche noi a dare un senso a quel giorno scolorito, adesso che non potevamo contare più sulle "ggingomme" dovevamo inventarci qualcosa per ritrovare piacere. Bè, dopo più di 15 anni, non so che fine abbia fatto la 127, so che però a volte ci penso, e vi porto nel cuore. E penso a tutte le volte in cui vi avrei voluto accanto, per trovare il coraggio di sfidare la strada.

venerdì 10 settembre 2010

l'odore dello smalto

stamani ho risentito l'odore dello smalto. Passavo sotto un palazzo, in un mattino appena grigio, e qualcuno più in alto di me si circondava di quell'essenza. Quell'odore che ti riempie la pancia, scende solido nello stomaco come un boccone pieno. Sembra quasi possa bastare a sostituire il pasto. E mi restavano i segni sulle mani, sulle braccia e sul viso a volte.  Ma l'odore poi spariva, ed era così forte che non lo si poteva immaginare in tutta la sua pesantezza senza annusarlo realmente.  Lo ricordo bene l'odore dello smalto, sotto il sole estivo col sudore che goccia a goccia lasciava tracce sui marmi. E la sera un lieve mal di testa accompagnava la stanchezza. E se sorseggiavo una birra per la sete, ne aumentava il grado alcolico, come se andasse a cambiarne la composizione chimica. Oggi ci rifletto, e penso che l'odore dello smalto cambiava il sapore delle mie giornate. Come oggi altri odori, spazzati via dal vento, cambiano il sapore della mia vita...